L'esercizio della responsabilità - Responsabilità e conoscenza
Sezione 1 – L’esercizio della responsabilità La riflessione prende le mosse dal concetto di responsabilità. Giuridicamente essa corrisponde alla condizione di imputabilità di un soggetto, intelligente e libero, per atti che abbia compiuto. Eppure se si sposta l’attenzione alle conseguenze di comportamenti collettivi nell’odierna civiltà tecnologica, ci si accorge che alcune scelte possono essere irreversibili e alcuni danni irrisarcibili. Donde l’esigenza di estendere il concetto di responsabilità alla dimensione del futuro. Specie nella sfera dell’azione pubblica, essa supera infatti la mera imputabilità e si configura come riflessione incessante sulle conseguenze dell’agire (capacità di intendere) e determinazione intelligente (capacità di volere) a far fronte, nell’incertezza, a ciò che ancora deve compiersi.
Questa apertura al futuro del concetto di responsabilità getta una luce diversa sulle parole chiave dell’azione pubblica, come sviluppo, pubblica utilità, sostenibilità delle scelte, efficienza della spesa. Sulle nozioni cioè a cui fanno riferimento tutti coloro che, al pari del RUP, devono garantire - prima che le cose accadano - le condizioni generali affinché ciascuno eserciti le proprie competenze e concorra al raggiungimento del risultato auspicato.
Sezione 2 – Responsabilità e conoscenza Laddove la responsabilità non sia più intesa come semplice condizione di imputabilità di un soggetto, essa appare come il tratto peculiare di un individuo competente in azione. La competenza ha a che fare con la conduzione degli atti, la responsabilità è il dato valoriale, inscritto nell’individuo, che ispira il compimento dell’azione e la mantiene prossima a quel dato.Quindi se la responsabilità permette l’esercizio della competenza, la competenza è, a sua volta, la certezza di una responsabilità pienamente esercitata. In altre parole, l’agire etico, cioè responsabile, e l’agire professionale, cioè competente, tendono a essere lo stesso. Considerando, oltre tutto, che la competenza non si riduce al mero possesso di conoscenze esplicite e standardizzabili e né si configura come fatto individuale. Si costruisce piuttosto nella relazione con gli altri. È il modo stesso di un individuo di stare al mondo, a partire dalla percezione che egli ha di sé e degli altri, e quindi del contesto in cui si trova ad agire.
Pertanto, la competenza-responsabilità di ognuno vive ed è tale in relazione al contesto organizzativo in cui si esercita. Ma allora anche un’organizzazione può dirsi responsabile, se è capace di tesaurizzare e diffondere l’esperienza dei singoli e modificarsi (formarsi) a partire da essa. È questo il cosiddetto apprendimento organizzativo, un processo cosciente di connessione tra responsabilità-competenze individuali e collettive, nel quale il RUP può svolgere un ruolo di prim’ordine.
Capitolo 2
Responsabilità e tutela dei diritti - Responsabilità e apprendimento organizzativo
Sezione 1 – Responsabilità e tutela dei diritti Il nesso tra responsabilità individuale e responsabilità organizzativa è sempre più evidente nelle recenti disposizioni per la riforma della pubblica amministrazione. Si tratti del nuovo ordinamento degli enti locali, delle norme in materia di trasparenza dell’azione amministrativa, o ancora della legge sulla comunicazione pubblica. L’etica della responsabilità, che costituisce lo sfondo del dettato normativo, emerge con particolare evidenza nella nuova figura del responsabile del procedimento. Egli risponde all’esigenza di trasformazione delle burocrazie pubbliche da automi indifferenti e programmati una volta per tutte, a organismi armonici, coerenti, capaci di valorizzare e tesaurizzare le conoscenze e le azioni dei singoli, e di modificarsi opportunamente per perseguire il bene pubblico in un mondo dominato dall’incertezza e dalla complessità.
Sezione 2 - Responsabilità e apprendimento organizzativo Definito il traguardo della trasformazione, ci si chiede in che modo le burocrazie pubbliche possano perseguirlo. Si sostiene che la condizione primaria perché un’organizzazione possa rispondere alle esigenze di flessibilità, efficacia, efficienza, trasparenza, sicurezza, è che essa sia capace di apprendere. Cioè sia focalizzata sulla risorsa più preziosa di cui dispone, il capitale conoscitivo, tacito o esplicito, di cui i singoli sono portatori. Si approfondisce quindi il tema dell’apprendimento organizzativo, mostrando il possibile ruolo del RUP come agente di apprendimento, come figura a presidio della necessaria connessione tra la dimensione pratica e cognitiva individuale e quella collettiva, ossia dell’organizzazione nel suo complesso.
Capitolo 3
Responsabilità, Organizzazione e Sicurezza - Responsabilità e competenze
Sezione I – Responsabilità, organizzazione e sicurezza La trattazione si estende ai temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e nei cantieri. Sono illustrate le novità in materia introdotte dai decreti legislativi 626/1994 e 494/1996. In particolare la creazione di strutture organizzative e figure professionali addette alla prevenzione e al controllo, a beneficio di tutti coloro che direttamente o indirettamente sono coinvolti nei processi produttivi. Ancora in termini di prevenzione è presentato il decreto legislativo 231/2001, sulle responsabilità amministrative di enti, società e associazioni, ossia gli interlocutori delle pubbliche amministrazioni. Individuando nella struttura organizzativa lo strumento più efficace per la prevenzione dei reati, il decreto riporta la trattazione al tema della responsabilità. Ora da intendersi come insieme non casuale di azioni positive e propositive poste in essere da strutture flessibili, in grado di apprendere, di evolvere e di orientare i proprio interventi nell’ottica del miglioramento continuo.
Sezione II – Responsabilità e competenze Si analizza il contesto nel quale le attuali organizzazioni, pubbliche o private che siano, si trovano a operare. Il tratto peculiare della nostra epoca – il cosiddetto mondo postmoderno - è la complessità. Vale a dire quell’instabilità delle regole e incertezza degli esiti, che nella vita sociale e professionale, impongono ai saperi di adattarsi a condizioni mutevoli e spesso imprevedibili. Il RUP è un potenziale agente di apprendimento e di coesione organizzativa.Ma di quale sapere deve essere capace e deve farsi promotore? Si approfondisce il concetto di competenza. Superando la tradizionale definizione di essa come saper fare tecnico-operativo, si approda a un orizzonte del sapere che chiama in causa tutte le risorse cognitive, relazionali, psicologiche dell’individuo. Il RUP è certo un tecnico.Ma se vuole esercitare appieno la propria responsabilità, è di questa competenza che deve essere capace.
Capitolo 4
Responsabilità in azione - Responsabilità e comunità di pratica
Sezione 1 – Responsabilità in azione Si entra finalmente nel vivo del lavoro del RUP. Sulla base degli obiettivi fissati dalle varie norme in tema di lavori pubblici, si tenta di desumere le competenze richieste al RUP, dalla programmazione, alla progettazione, fino all’affidamento, all’esecuzione e al collaudo. La novità sostanziale dell’analisi consiste nella chiave di lettura proposta. Non un'esposizione manualistica, un mero elenco di passaggi burocratici, ma una rilettura complessiva nell’ottica della qualità. Si fa così riferimento al sistema di controllo PDCA (plan, do, check, act), conosciuto come ruota di Deming,e si reinterpreta l’intero procedimento dei lavori pubblici. Da struttura chiusa, meccanica, lineare, esso appare finalmente come un processo circolare, complesso, potenzialmente aperto all’acquisizione di conoscenze e competenze. E dunque occasione continua di apprendimento e di riflessione sull’esperienza.
Sezione 2 – Responsabilità e comunità di pratica L’ultima sezione, nella quale si svela il senso più profondo dell’intera pubblicazione, costituisce un ponte verso le fasi successive di SafetyNetwork. Si esplora il concetto di comunità di pratica, inteso come il luogo elettivo in cui un gruppo di esperti si scambia materiali e conoscenze già apprese e, nella condivisione, produce nuova conoscenza. Ossia nuove soluzioni, comuni e concrete,a problemi che ognuno avverte come tali. È questa la direzione auspicata per i RUP, i quali troppo spesso si trovano ad affrontare in solitudine problemi cruciali, come quello della prevenzione e della sicurezza. Si propone pertanto un ambiente virtuale nel quale i RUP possano diventare una vera comunità di pratiche. Una zona franca, nella quale essi possano riflettere e confrontarsi sui confini e sulle consuetudini delle amministrazioni di appartenenza.